Da un lato la lotta ancestrale tra ci? che ? limpido e ci? che ? tenebroso. Dall'altro un senso di laica religiosit? e di mistero inespresso. Il confronto inatteso tra due pittori che nulla avevano in comune, se non la prodigiosa attitudine a dipingere la luce. Punte di diamante delle pi? importanti scuole pittoriche del loro tempo, Caravaggio e Vermeer hanno praticato generi diversi e vissuto vite agli antipodi. Eppure entrambi, ciascuno a suo modo, sono stati maestri nell'uso della luce. Considerato un rivoluzionario gi? dai suoi contemporanei, Caravaggio ha abbandonato la mediazione dello sfumato rinascimentale per lasciare spazio a una luce abbacinante, che emana direttamente dal buio senza passaggi intermedi. Quella di Vermeer ? invece la luce dell'illuminazione interiore, l'aura che si forma intorno ai personaggi ritratti nell'intimit? delle loro case. Con un'attenzione rivolta alle connessioni profonde e alle inevitabili differenze, Claudio Strinati ci presenta i due artisti come Minerve uscite dalla testa di Giove: entrambi sembrano nascere perfetti, con uno stile gi? compiuto, ed entrambi muoiono dopo una parabola breve e intensa, consegnando alla storia i capolavori che ancora oggi ammiriamo. ?I due artisti sono a grande distanza l'uno dall'altro, ma all'interno di una stessa civilt? che ? quella del secolo della scienza all'origine di qualsivoglia concetto di modernit?. Si guardano da lontano ma quasi si potrebbero toccare rispetto al loro universo espressivo. L'uno, per cos? dire, ? figlio della notte, l'altro ? figlio del giorno?.