Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacit? di dare, semplicemente, corpo agli incubi. "Epepe" ? uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi rester? annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica citt? di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri - e immaginate che nessuno comprenda n? la vostra n? le lingue pi? diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell'angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di "Epepe". Perch? Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarit? con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbiet? senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, bench? non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l'ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche - chi pu? dirlo? - Bebe o Tetete. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.